SCOTTO DR. MARIO GIOVANNI
MEDICO CHIRURGO SPECIALISTA IN PSICHIATRIA

MEDICO CHIRURGO SPECIALISTA IN PSICHIATRIA - Z30540 GENOVA

Psicoterapia

Ogni  malattia ha aspetti sia psicologici che organici, e ogni terapia idealmente dovrebbe comprendere una componente psicologica.

 

Ciò non significa che si possa trattare con la sola psicoterapia qualsiasi disturbo. Sicuramente ci sono casi in cui occorre intervenire con metodi propriamente medici, per lenire sofferenze che non consentono meditate riflessioni ed elaborazioni accurate.


E' mia convinzione che, quando ve ne siano le condizioni, un serio approfondimento delle cause psicologiche del disturbo non possa prescindere dal rispetto dei tempi e dei modi di maturazione di ogni paziente, che sono prerogative della personalità e del carattere, quindi non possono essere modificati da alcun farmaco né da interventi psicologici standardizzati, prefissati, educativi e più o meno correttivi.

 

Le caratteristiche psicologiche individuali devono essere rispettate, perché il trattamento dovrebbe avere come obiettivo un ripristino dell’equilibrio psichico, secondo un tracciato che, in fondo, soltanto l'interessato può giudicare se sia naturale oppure estraneo alla propria personalità e alla propria storia.

 

La terapia psicoanalitica(in tutte le sue varianti, e insieme ad altre terapie rivolte al profondo) condotta in maniera profonda e rigorosa, a mio parere, rimane una tecnica insuperata - nell'ambito della medicina occidentale - per conseguire un equilibrio emotivo più stabile, agendo in tempi e modi che consentono di modificare anche alcuni tratti della personalità. Ovviamente un obiettivo così ambizioso richiede un impegno particolarmente serio, da parte sia del terapeuta che del paziente. È comunque così che si ottengono i risultati migliori.

Si intende che un intervento di questo genere è efficace soltanto su una parte dei disturbi psichici, ed è praticabile con il dovuto rigore soltanto in ambito privato.

 

Fattori economici ed altre priorità legate alla crescente complessità dell'organizzazione della vita, possono a volte rendere di fatto impraticabile un lavoro psicologico di questa portata, anche quando teoricamente la struttura mentale del paziente sarebbe idonea a sostenere l'impegno.

È in costante aumento la richiesta di interventi di durata contenuta, che non sempre possono essere attuati accontentandosi della sola terapia psicofarmacologica.

 

Le tecniche di psicoterapia breve e focale consentono spesso di raggiungere risultati pratici soddisfacenti. In tali casi si può, per esempio, fissare un numero di sedute intensive preordinato, per affrontare un serio e urgente problema che richiede soluzioni realistiche e tempestive.

In queste circostanze, occorre compiere una sorta di rapido ed esauriente inventario, sia delle risorse psicologiche adattative del paziente, sia dei conflitti e delle relative difese che ostacolano l'espressione delle potenzialità creative.

L'attuale orientamento predominante, cognitivo-comportamentale , della psicoterapia può trovare, in questo ambito, una sua applicazione, ma ritengo che non debba essere adottato in alternativa ad un’impostazione psicodinamica e psicoanalitica. Per mia esperienza, è preferibile che vada inserito come strumento in una concezione profonda del lavoro psicoterapico, se si intende conseguire risultati solidi e durevoli.

Il fine è quello di delineare tattiche e strategie idonee a risolvere un dato problema, ma secondo un progetto personale e non secondo modelli di normalità, che non si adattano a nessuno quando ci si trova di fronte a problemi e vissuti autentici.

 

Si può in seguito decidere se sia opportuna e realizzabile una riflessione ulteriore e più completa, proseguendo il percorso psicoterapico in profondità oppure, per esempio, in occasione di successivi eventi che ripropongano difficoltà analoghe a quelle affrontate la prima volta.

Si può stabilire una differenza abbastanza netta tra colloquio psichiatrico  e seduta di psicoterapia.

 

Se sono presenti sintomi che richiedono di essere prima di tutto tempestivamente recepiti e alleviati, il colloquio  assume caratteristiche simili a quelle di una visita medica ( è una visita medica, specialistica), in cui si cerca di spiegare, capire (e risolvere) il più possibile, in termini razionali e operativi. Si cerca così di tradurre le sofferenze del paziente in termini medici psichiatrici, nel tentativo di trovare una convergenza e un’intesa che permettano di procedere consensualmente.

 

Una volta raggiunto un accordo (in genere dopo un paio di colloqui), si decide secondo quali criteri condurre la terapia.

 

Nel caso si scelga di intraprendere un percorso psicoterapeutico, molto importante è definire la regolarità delle sedute , che permette al paziente e al terapeuta di impegnarsi con la dovuta gradualità e secondo un ritmo prestabilito.

In mancanza di un metodo, che consenta una chiara definizione delle finalità e dei modi delle sedute , è molto facile che il loro succedersi possa essere vissuto, in sostanza, come un moltiplicarsi ossessivo e inconcludente di colloqui psichiatrici (nel senso sopra descritto), con gli aspetti pressanti che questi comportano (intervista, anamnesi, medicalizzazione). Tipicamente in tale situazione la seduta (e alla fine tutta la terapia) è occasione di ansia e risulta facilmente insoddisfacente o frustrante, perché, se di visite sembra trattarsi, allora ci si può attendere una sintesi diagnostica e terapeutica risolutiva, che sembra invece rinviata ogni volta.

 

Io ritengo che la psicoterapia non debba mirare alla rapida risoluzione dei sintomi (a meno che non si tratti di un intervento urgente su un paziente bisognoso di una comprensione intuitiva; ma questa è una circostanza imprevedibile). Come ho precedentemente accennato, i sintomi più severi vanno affrontati più direttamente, eventualmente anche con l’impiego di farmaci.

Trattandosi di un lavoro che richiede una forte individualizzazione, non è possibile prevedere i tempi richiesti dall’elaborazione di conflitti psicologici che sono peculiari di ciascun soggetto.

A volte, porre un termine preordinato comporta una confusione fra una psicoterapia e una sorta di corso di addestramento con tanto di esame finale programmato. L’esito, stando così le cose, è regolarmente deludente.

 

In realtà la conclusione di una psicoterapia completa e riuscita si raggiunge spontaneamente, quando il paziente e il terapeuta avvertono di condividere l’intuizione di un cambiamento sufficiente rispetto alle aspettative iniziali. Se si sa aspettare questo momento, è raro che la terapia si protragga più del necessario. Tengo a sottolineare questo aspetto ben sapendo che uno dei timori – o pregiudizi - più diffusi riguarda l’interminabilità del trattamento.

 

 

In base alle considerazioni precedenti, occorre concordare preliminarmente le modalità concrete delle sedute; le principali sono:

  • la frequenza - Di solito si tiene almeno una seduta alla settimana.
  • il calendario e l’orario - Per ovvi motivi è necessario stabilirli, per rendere compatibili le esigenze di un lavoro terapeutico regolare con quelle di tutti gli altri aspetti della vita (del paziente e del medico). Oltre che, evidentemente, con quelle degli altri pazienti. Sicuramente questo è il momento organizzativo più complesso, ma è fra i più importanti ai fini pratici.
  • la durata - 50 minuti.
  • l’onorario e le modalità di pagamento.
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